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Killers of the Flower Moon

Foto do escritor: Giulia Perillo
Giulia Perillo
26 de set.
2 min de leitura

Killers of the Flower Moon è l'ennesimo capolavoro di Martin Scorsese, un'opera in cui scenografia, scenografia d'interni e costumi non si limitano ad accompagnare la narrazione, ma contribuiscono a elevarla a un livello di straordinaria ricchezza visiva. Con questo film, Scorsese raggiunge un nuovo record di candidature agli Oscar, confermando non soltanto la longevità del suo talento, ma anche la capacità di reinventarsi senza perdere la propria identità cinematografica.


La magnifica interpretazione di Leonardo DiCaprio nei panni del complesso Ernest Burkhart è una vera lezione di contenimento emotivo. È proprio attraverso questa misura che Scorsese costruisce un discorso profondo sulle differenze culturali tra bianchi e nativi americani. In una scena particolarmente significativa, il personaggio interpretato da Lily Gladstone impone a Ernest di tacere di fronte alla tempesta, rendendo evidente la distanza tra i due. Il contrasto tra parola e silenzio, tra eccesso e moderazione, finisce così per costruire quella tensione emotiva e quella passione sotterranea che attraversano l'intera vicenda.


La narrazione, tratta dal libro di David Grann, scava negli strati più profondi della psiche umana, spogliando i personaggi delle proprie vanità e dei propri desideri. Robert De Niro, in una prova inquietante, raggiunge uno dei punti più alti della sua interpretazione, pur senza arrivare al livello di dettaglio che aveva mostrato ne The Irishman. Scorsese, insieme a Eric Roth, costruisce una storia capace di muoversi tra grande respiro e intimità, passando dagli spazi sconfinati agli interni più cupi e riflettendo, attraverso la messa in scena, la complessità dei suoi personaggi.


Qui emerge anche un esempio perfetto di quanto un film possa aver bisogno di tempo per maturare, soprattutto quando dietro di esso c'è una grande squadra disposta a ripensarlo e a lottare per la sua forma definitiva. Il progetto iniziale era concepito come un film più investigativo, concentrato sulla nascita dell'FBI, ma nel corso degli anni l'adattamento ha preso una direzione completamente diversa. Una direzione che, a mio avviso, ha portato al miglior film di Scorsese. Un'opera che sceglie di concentrarsi maggiormente sulle emozioni, sui movimenti di macchina, sugli sguardi e sui silenzi.


Il rapporto tra Ernest e Mollie è raccontato con un naturalismo elegante e mai ostentato, ma è la fotografia a conquistare davvero lo sguardo. Ogni inquadratura sembra un'opera d'arte, capace di restituire con precisione l'atmosfera degli anni Venti. Anche la colonna sonora assume un ruolo essenziale, contribuendo in maniera decisiva alla costruzione dell'atmosfera del film.


Killers of the Flower Moon è, in definitiva, una testimonianza della maestria di Scorsese: un film maturo, una grande opera cinematografica tanto sul piano visivo quanto su quello emotivo. Un viaggio attraverso la complessità della condizione umana e i meandri di una storia rimasta a lungo dimenticata, capace di andare oltre lo schermo e di trasformare la memoria in materia cinematografica.

 
 
 

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